FUTURISMO:
FILIPPO TOMMASO MARINETTI
Filippo Tommaso Matinetti nacque ad Alessandria d'Egitto il 22 dicembre 1876, Il padre Enrico era uno stimato avvocato civilista del bogherese, che aveva deciso il trasferimento in Africa quasi per spirito di pura avventura; la madre, Amalia Grolli, era milanese, figlia di un professore di lettere. Il giovane Marinetti subì un grande shock, quando morì suo fratello maggiore all’età di 22 anni in seguito a un disturbo cardiaco. La morte del fratello ne alimenta un cupo pessimismo, venato da profondi sensi di colpa. In seguito, però, su quel cupo pessimismo prevarrà un ottimismo tutto fondato sull'uomo meccanizzato e quindi invincibile e immortale, vero e proprio simbolo del futurismo.
Dopo aver terminato gli studi a Parigi dove aveva conseguito il baccalaureato si trasferisce nel 1899 all'ateneo di Genova, dove nel 1899 termina gli studi in legge; Filippo Tommaso è libero di dedicarsi alla scrittura. Scrive quindi "La conquete des étoiles" è il primo di tre lavori che preludono alla nascita del movimento: ad esso seguono "Destruction" (1904) e La ville "Charnelle" (1908), nei quali trovano spazio altri simboli: l'automobile, la locomotiva, la città. Marinetti si è quindi definitivamente incamminato verso il suo futuro. Negli anni successivi crea un movimento rivolto a quelle masse di uomini che sentono i cambiamenti di una società sempre più industrializzata. Ciò si deve principalmente per tre motivi : la morte della madre (1902), poi del padre (1907), infine un incidente automobilistico accadutogli nel 1908. Se i primi due gli rinnovano quella paura della morte che lo aveva assalito in occasione della prematura scomparsa del fratello, il terzo episodio invece fa da trauma liberatorio: Marinetti vive l'incidente come un viaggio all'inferno, dal quale però riesce a far ritorno. Insomma, una prova di maturità superata a pieni voti.
Quindi Il 20 febbraio del 1909 sul quotidiano parigino “Le Figaro” Filippo Tommaso Martinetti pubblica il manifesto del futurismo, dando così via a un movimento che avrebbe interessato: la letteratura , la scultura, l’architettura, il teatro, la musica, la moda. Nel futurismo l’esaltazione della tecnologia, è vista in un modo completamente diverso da quello Positivista che valorizza la razionalità scientifica: i futuristi propongono lo slancio volontaristico e irrazionalistico verso un futuro fatto di velocità, macchine, energia, vitalità aggressiva e violenta.
Ma
c'è un campo nel quale Marinetti si dimostra tutt'altro che ambiguo: quello
pubblicitario. Non è azzardato affermare che, con il futurismo, nasce il
moderno concetto di pubblicità. Marinetti intuisce che "il mezzo è
il messaggio" e dà vita a metodi pubblicitari radicalmente innovativi. E'
però il teatro il veicolo principale per la diffusione del movimento, grazie a
quelle "serate futuriste" che destano scandalo. Solitamente
gratuite, le serate si svolgono in un teatro affittato; lo spettacolo comprende
letture di poesie e di manifesti, musica, presentazione di quadri ed è
preceduto da volantinaggi. Chi sta sul palco sfida e provoca il pubblico, che
quasi sempre reagisce con lancio di oggetti vari. La situazione, quindi,
degenera con l'intervento delle forze dell'ordine e, il giorno successivo, i
giornali riferiscono dei tafferugli: un altro modo per farsi pubblicità.
Allo
scoppio della prima guerra mondiale Marinetti si schiera con
gli interventisti e si arruola nel “Battaglione
Lombardo Volontari Ciclisti e Automobilisti”Alla fine della guerra Marinetti
è attratto dal movimento fascista creato da Benito Mussolini; è dapprima
affascinato, convinto che sia "pieno di idee futuriste". Ma col tempo
muterà opinione, deluso dalla sete di potere e dal suo temperamento napoleonico.
Nonostante ciò Marinetti nel novembre 1919 si candida alle
elezioni politiche nel "listone" del blocco fascista senza però essere
eletto. Nei mesi successivi si schiera con la sinistra ma l'imporsi del
fascismo, induce Marinetti a una svolta
"all'indietro" per chiedere a Mussolini di considerare l futurismo
come "arte di regime". Il duce lo appoggia; tuttavia, la congenita
irregolarità di Marinetti ne complica la posizione in seno al fascismo. Marinetti muore il 2
dicembre 1944 per colpa di
una crisi cardiaca.
1-Noi
vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla
temerarietà
2-
Il coraggio,
l’audacia, la ribellione saranno elementi essenziali della nostra poesia
3-
La letteratura esaltò
fino ad oggi l’immobilità penosa, l’estasi e il sonno. Noi vogliamo
esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il
salto mortale, lo schiaffo e il pugno.
4-
Noi affermiamo chela
magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della
velocità. Un’automobile in corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili
a serpenti dall’alito esplosivo… un’automobile ruggente, che sembra
correre sulla mitraglia è più bella della vittoria di Samotracia.
5-
Noi vogliamo inneggiare
all’uomo che tiene l volante, la cui asta ideale attraversa la terra, lanciata
a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita .
6-
Bisogna che il poeta si
prodighi, con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l’entusiastico
fervore degli elementi primordiali.
7-Non
v’è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un
carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita
come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi
davanti all’uomo.
8-Noi
siamo sul promontorio estremo dei secoli!...Perché dovremmo guardarci alle
spalle, se vogliamo sfondare le
misteriose porte dell’impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi
viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna velocità
onnipresente.
9-Noi
vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il
patriottismo, il gesto distruttore del liberatori, le belle idee per cui si
muore e il disprezzo della donna.
10-
Noi vogliamo distruggere
i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie, e combattere contro il
moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica e utilitaria.
11-
Noi
canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa:
canteremo le marce multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali
moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri,
incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di
serpi che fumano; le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro
fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che fiutano l’orizzonte, e le
locomotive dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli
d’acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui
elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla
entusiasta. E’ dall’Italia che noi lanciamo pel mondo questo nostro
manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il
FUTURISMO perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di
professori, d’archeologi, di ciceroni e d’antiquari. Già per troppo tempo
l’Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagli
innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri.
I
futuristi perseguono la ricerca di temi nuovi, stimolati dalla moderna città
industriale, colta nel suo dinamismo e nel suo disordine. La “macchina” è
il simbolo esaltante dei tempi nuovi e, come ideale di bellezza, la “bellezza
meccanica” sostituisce quella classica.
Temi nuovi richiedono termini nuovi in quanto per Martinetti l’antica
sintassi non può reggere alla successione rapida delle impressione suscitate
dalla velocità. Il verso tradizionale non può adattarsi ai nuovi ritmi. Per
questo Martinetti, nei suoi manifesti descrive la distruzione della struttura
sintattica:
| In
primo luogo viene colpita l’organizzazione posizionale dei sostantivi; e
posizionarlo a caso nella frase |
| Per
Marinetti l’aggettivo va abolito in quanto, in quanto è un elemento di
chiarificazione, ferma il pensiero e impone un momento di meditazione. |
| Il
verbo tramite persona, tempo, modo, precisa l’azione, chi la fa e chi la
subisce. Qualifica ma imbriglia troppo, ma indica anche l’azione pilastro
del futurismo, e quindi non può essere eliminato. Il poeta propone di
togliergli ogni qualificazione e di lasciarlo all’infinito, come pura
indicazione di azione. |
| Anche
gli avverbi vanno aboliti in quanto vincolano il verbo |
| La
punteggiatura, viene sostituita con l’impiego di segni matematici e
musicali. |
Questi
precetti eversivi sono a fondamento della poetica Marinettiana delle “parole
in libertà”: dopo aver rinunciato alla logica, alla scrittura razionale,
all’ordine consapevole dei significati, il futurista si affida a una
dimensione intuitiva, alogica, che procede per immagini ed analogie. I
collegamenti e le corrispondenze tra le parole e tra le cose sono ritrovati
tramite l’intuizione incosciente, ribattezzata come “immaginazione senza
fili”.
ogni
5 secondi cannoni da assedio sventrare
spazio
con un accordo tam-tuuumb
ammutinamento
di 500 echi per azzannarlo
sminuzzarlo
sparpagliarlo all’infinito
Nel centro
di quei tam-tuumb
spiaccicati
(ampiezza 50 chilometri quadrati)
balzare
scoppi tagli pungi batterie tiro
rapido
Violenza ferocia regolarità questo
basso
grave scandere gli strani folli agita-
tissimi
acuti della battaglia Furia affanno
orecchie
occhi
narici
aperti attenti
forza
che gioia vedere udire fiutare tutto
tutto
taratatatata delle mitragliatrici strillare
a
perdifiato sotto morsi schiaffi traak-
traack
frustare
pic-pac-pum-tumb bizz-
zzarie
salti altezza 200m. della fucileria
Giù
giù in fondo all’orchestra stagni
diguazzare
buoi bufali
pungoli
carri pluff plaff
inpen-
impennarsi
di cavalli flic flac zing zing sciaaack
lari
nitriti iiiiii….. scalpiccii tintinnii 3
battaglioni
bulgari in marcia croooc-craac
[LENTO
DUE TEMPI] Sciumi Marita
o
Karvavena croooc craaac grida degli
ufficiali
sbataccccchiare come piattttti d’otttttone
pan
di qua paack di là cing buuum
cing
ciack [PRESTO] ciaciaciaciaciaak
su
giù là là in-torno in alto attenzione
sulla
testa ciaack bello
Vampe
vampe
vampe
vampe
vampe
vampe
vampe
ribalta dei forti die-
vampe
vampe
tro
quel fumo Sciukri Pascià comunica tele-
fonicamente
con 27 forti in turco in te-
desco
allò Ibrahim Rudolf allô allô
attori
ruoli
echi suggeritori
scenari di fumo foreste
applausi
odore di fieno fango sterco non
sento
più i miei piedi gelati odore di sal-
nitro
odore di marcio Timmmpani
flauti
clarini dovunque basso alto uccelli
cinguettare
beatitudine ombrie cip-cip-cip
brezza
verde
mandre don-dan-don-din-béèé
tam-tumb-
tumb
tumb tumb-tumb-tumb
-tumb
Orchestra
pazzi ba-
stonare
professori d’orchestra questi bastonatissimi
suooooonare
suooooonare Graaaaandi
fragori
non cancellare precisare ritttttagliandoli
rumori
più piccoli minutissssssimi rottami
di
echi nel teatro ampiezza 300 chilometri
quadrati
Fiumi Maritza
Tungia
sdraiati
Monti Rò-
dopi
ritti alture
palchi log-
gione
2000 shrapnels sbracciarsi ed esplodere
fazzoletti
bianchissimi pieni d’oro Tum-
tumb
2000 granate
protese
strappare con schianti capigliature
tenebre
zang-tumb-zang-tuuum-
tuuumb
orchestra dei rumori di guerra
gonfiarsi
sotto una nota di silenzio
tenuta nell’alto cielo pal
-lone
sferico
dorato sorvegliare tiri parco aerostatico Kadi-Keuy .
Nelle
poesie di Marinetti vi è l’uso delle onomatopee, figura di suono attraverso
la quale si formano parole che riproducono rumori naturali (taratatatata, invece
di mitraglia). Questa figura retorica era presente anche in
Pascoli, ma con una funzione diversa: in Marinetti l’onomatopea serve a
destrutturare il linguaggio e a lanciarsi verso il futuro, Pascoli la
utilizza per regredire dal presente doloroso al passato innocente
dell’infanzia. Vi è poi l’uso
dello spazio grafico attraverso una particolare disposizione delle parole e
l’utilizzo di caratteri tipografici diversi. Questo è quindi un testo anche
da vedere. In tal modo si ottiene una contaminazione tra arti figurative e
verbali, il che rientra nel programma futurista di rottura delle regole che
codificano e vincolano l’espressione artistica. Marinetti introduce infine la
deformazione fonica delle parole con la ripetizione di vocali e consonanti,
quasi a voler sottolineare la durata della pronuncia. Il testo poetico diventa
così una specie di spartito musicale per la lettura ad alta voce, per la
declamazione. La contaminazione è con il teatro e la recitazione in genere.
Questo è quindi un testo da declamare, recitare, udire, vedere.