LOCOMOTIVE A CORRENTE CONTINUA E626

 

 

IL PROGETTO

  Le locomotive elettriche del gruppo E.626 sono state le prime con funzionamento a 3000 Volt in corrente continua ad essere adottate nel lontano 1927, dalle ferrovie italiane. Il progetto, ad opera dell'Ing. Giuseppe Bianchi del Servizio Materiale e Trazione FS di Firenze, nasceva dall'esigenza di assicurare un servizio ferroviario più razionale ed efficiente rispetto a quello effettuato con il sistema di elettrificazione trifase che imponeva non pochi problemi legati alla costruzione delle locomotive ed alla produzione e trasmissione dell'energia elettrica alla frequenza ferroviaria di 16.7 periodi.

  Le locomotive di questo gruppo vanno ricordate soprattutto, ma non solo, per il loro  prezioso contributo alla sperimentazione della trazione in corrente continua sui 101 Km della  linea Benevento-Foggia dove hanno dato, sin dall'inizio, ottimi risultati in termini di prestazioni, robustezza ed affidabilità confermando l'alta validità del progetto che ha consentito di vederle in servizio regolare per oltre sessant'anni. Solo nel 1997, infatti, è iniziato il grande processo di demolizione di questi locomotori "tuttofare”.

LA TECNICA

Parte meccanica - La parte meccanica delle  E.626 era caratterizzata dalla presenza di tre carrelli per un totale di sei assi motori, quello centrale aveva le fiancate protese al di sopra di quelli di estremità e costituivano il telaio portante della cabina e degli avancorpi. Le sale montate erano del tipo a fuselli esterni e presentavano, dal lato interno, una ruota dentata che riceveva il movimento del pignone calettato sull'albero motore Per quanto riguarda le sospensioni, invece, per telaio e carrelli si realizzarono con molle a balestra, mentre per i motori di trazione si adottò la soluzione di tipo tranviario che prevedeva il motore appoggiato da un lato sulla sala e dall'altro sospeso elasticamente alle travi trasversali del telaio e dei carrelli. Quest'ultima soluzione, tuttavia, si rivelò non priva di inconvenienti a causa delle notevoli sollecitazioni che ne deriveranno per il binario e non consentì, a queste locomotive, velocità superiori ai 95 Km/h. La trasmissione del moto dai motori alle sale venne realizzata con coppie di ingranaggi cilindrici con i quali si implementarono due diversi rapporti di trasmissione:

 Rapporto "corto" 21/76 per treni merci con velocità di 50 Km/h.

Rapporto "lungo" 24/73 per treni viaggiatori con velocità di 95 Km/h.

 

Parte elettrica - La presa di corrente delle E.626 era di tipo a pantografo I motori di trazione adottati erano del tipo 32-200 FS ciascuno della potenza oraria di 350 kW e tensione di alimentazione 1500 V con 4 poli principali, 4 poli ausiliari e circuito di eccitazione tipo serie. Tali motori risultavano ventilati mediante aria forzata prodotta da due motoventilatori ed inviata attraverso un'apposita condotta. La fase di avviamento avveniva a mezzo dell'esclusione graduale delle resistenze del reostato di avviamento e ad una opportuna combinazione di collegamenti serie-parallelo dei motori, mentre la velocità era regolata per mezzo di successivi gradi di indebolimento del campo di eccitazione. Nel 1942 una modifica sperimentale interessa la E.626 che viene dotata di motori ad eccitazione composta per poter provare la frenatura elettrica a recupero. 

                             

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una E.626 alla testa di un treno viaggiatori di seicento tonnellate sulla linea dei Giovi.