FATAL ERROR
In questa rubrica, nello spirito della nostra rivista, ci confrontiamo con i numerosi maltrattamenti che la matematica, le scienze o più semplicemente il buon senso subiscono da parte di chi avrebbe come scopo quello non solo di informare l’opinione pubblica ma anche di fornire al lettore strumenti di interpretazione della realtà. Talvolta i fatal error vengono segnalati da qualche lettore; più spesso, come in questo caso, l’ispirazione viene semplicemente dall’osservazione un po’ attenta della realtà; in altri termini, basta poco per accorgersi di qualche fatal error.
In questa puntata ci occupiamo di un modo di presentare dati numerici, statistiche, percentuali, che sembrano fare a pugni con alcuni aspetti della comunicazione che dovrebbero essere inoppugnabili: i numeri. Ovviamente, l’interpretazione dei dati si presta spesso, come è giusto, a diverse visioni. Ma si spera che almeno l’oggettività dei dati numerici venga rispettata. E invece…
Guerra di numeri
Cominciamo con un articolo apparso su diversi quotidiani, con pochissime varianti, lo scorso mese di dicembre. Esso riguardava uno sciopero proclamato da alcuni sindacati del comparto delle ferrovie: è uno dei classici casi in cui le controparti presentano dati difformi, qualche volta in modo clamoroso. Tutto sommato si tratta di un fenomeno piuttosto consueto, anche se discutibile. Ma leggiamo insieme il titolo e il riassunto dell’articolo in questione.
Sciopero dei treni: guerra di cifre
Secondo i sindacati, che parlano di “alta adesione”, molte le corse soppresse soprattutto al Centro Nord e in Sardegna, con punte dell’85 per cento. Ma le Fs negano: “Bassa partecipazione. Regolari nove convogli su dieci”
Scegliamo alcuni brani significativi dell’articolo, sui quali faremo poi qualche riflessione.
«E’ polemica sulle cifre. Secondo le sigle sindacali che hanno promosso la protesta, il blocco ha toccato punte dell'85%. Secondo quanto riferito dalle Rappresentanze sindacali unitarie che hanno indetto lo sciopero di 24 ore terminato questa sera alle 21, si sono registrate “numerose soppressioni” e il traffico è stato “rallentato in tutta Italia”. … Di opinione diversa le Ferrovie secondo le quali sono stati regolari nove treni su dieci e i disagi per i viaggiatori sono stati “limitati”… Sempre secondo i sindacati le dichiarazioni del Gruppo Fs sono state clamorosamente smentite dai fatti ».
Questo esempio non è per nulla eccezionale o stravagante. Vediamo altri casi, alcuni ormai classici altri più inconsueti, in cui la guerra di cifre è uno degli aspetti del confronto di posizioni. Non si contano le guerre di cifre relative a vincitori e sconfitti dopo una tornata elettorale. Altro tormentone è quello del numero dei partecipanti ad una manifestazione di piazza, oggetto di un sistematico duello numerico fra questura ed organizzatori.
Citiamo in ordine sparso alcuni esempi presi da articoli apparsi sulla stampa negli ultimi anni.
Uno sciopero in Spagna all’epoca del governo Aznar: “L'agitazione contro Aznar: secondo i sindacati adesioni all'84 per cento, per il governo solo il 16%. Spagna, guerra di cifre sullo sciopero generale”. Evidentemente si tratta di un fenomeno non solo italiano.
Un articolo apparso sulla stampa nel ventennale del disastro di Chernobyl: “Un mistero aleggia attorno alla ventennale ricorrenza del più grande disastro nucleare civile della storia: quante furono le vittime provocate dall'esplosione del reattore della quarta unità di Chernobyl? E quante persone ancora moriranno per i veleni che nella notte fra il 25 e il 26 aprile 1986 si sprigionarono nell'atmosfera? Un rapporto Onu, pubblicato lo scorso settembre, parla di quattromila decessi. Pochi mesi dopo, il Centro internazionale della ricerca sul cancro fornisce altri dati: i morti salgono a sedicimila. Ma secondo recenti stime di associazioni ecologiste, il bilancio in vite umane, passato e futuro, è molto più pesante. Per l'Accademia delle Scienze di Mosca, solo in Bielorussia, verso cui la notte della tragedia i venti spinsero enormi quantitativi di sostanze tossiche, si registrerebbero attualmente 270mila casi di tumore attribuibili alle radiazioni. Di questi, 93mila dovrebbero avere un esito fatale. Sono cifre contrastanti, a volte contraddittorie, ma tutte raccapriccianti.”
Un altro caso, decisamente meno drammatico, preso da un articolo di quotidiano del dicembre 2006: “Sta frenando iTunes? Guerra di cifre Ma intanto volano le vendite dell’iPod. Un sondaggio indica un -65% di brani acquistati nei primi 6 mesi del 2006. Ma gli analisti non sono d’accordo, e affermano che le vendite sono in aumento”. Meno drammatico, ma più grottesco: come le vendite siano in diminuzione del 65% secondo alcuni osservatori e addirittura in aumento secondo altri resta un mistero.
Altri titoli scelti a caso:
- Nuovo blocco degli Sfratti. E' guerra di cifre tra Inquilini e Costruttori
- Produzione di extasy a livello mondiale: 2001, l’odissea delle cifre.
- Guerra di cifre sugli effetti dell'indulto
- Ministero della sanità: battaglia delle cifre sulla percentuale di parti cesarei
- Micropolveri e particelle sospese in atmosfera: guerra di cifre
Che dire? Spesso l’orgoglio di parte, il desiderio di salvaguardare l’immagina al di là di ogni evidenza portano a forzare l’evidenza oltre il lecito. Difficile è anche, in alcuni casi (ma non in tutto) accertare i dati reali. Una notazione merita però il titolo riportato all’inizio: i dati presentati dal sindacato e dall’ente FS si riferiscono ad aspetti diversi della questione (numero di adesioni allo sciopero e numero di treni che hanno circolati), evidentemente correlati ma non coincidenti. Se il sindacato dice che la percentuale degli scioperanti è dell’85%, per smentirlo si deve fornire la percentuale reale di chi ha scioperato, e non con il numero di treni che hanno circolato. A.C. |